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Capacità di carico degli ecosistemi |
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ARGOMENTI |
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Introduzione a "State of the world 2005" (WWF) Previsioni della Ricerca Europea per il mondo nel 2030 (WETO) AMBIENTE ITALIA 2005: alcuni degli indicatori più significativi sullo stato del paese Indicatore 1: Indice di benessere umano (HDI) Indicatore 4: Impronta ecologica Indicatore 34: Prezzi dell'energia elettrica e del gas in Italia e in Europa Indicatore 37: Qualità ambientale dei veicoli Indicatore 45: Rilasci di organismi geneticamente modificati Indicatore 55: Industria e servizi intelletuali e tecnologici Indicatore 69: Emissioni atmosferiche pericolose in Italia Indicatore 77: Gestione forestale sostenibile |
SOSTENIBILITA': UN CONCETTO GLOBALE PERCORSO STORICO DELLA SOSTENIBILITA
(Fonte:
"Ecosistema," Microsoft® Encarta® Enciclopedia Online 2005
(Fonte: John Browne, "Beyond Kyoto", Foreign Affairs, 1 July 2004)
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La capacità di carico degli
ecosistemi può essere definita come la capacità naturale che un
ecosistema possiede di produrre in maniera stabile le risorse necessarie
alle specie viventi che lo popolano, senza rischi per la sopravvivenza.
"Ogni anno migliaia di specie, dai più piccoli microorganismi ai più grandi mammiferi, sono perse per sempre. Piante e animali spariscono persino prima che si sappia della loro esistenza. Secondo gli esperti il tasso medio di estinzione è oggi dalle 1.000 alle 10.000 volte più rapido rispetto alla media degli ultimi 60 milioni di anni. Ecco perché si parla di una possibile sesta estinzione di massa, la prima causata non da eventi naturali ma da una specie: l'uomo. La minaccia più grande contro le creature viventi del mondo è il degrado o la distruzione dell'habitat, che interessa 9 specie minacciate su 10. Gli esseri umani hanno trasformato quasi la metà delle zone libere dai ghiacci della terra del pianeta, con gravi effetti sul resto della natura. Praterie e foreste sono state convertite in aree agricole, i fiumi sono stati arginati, le aree umide prosciugate, il territorio è stato cementificato per costruire strade e città. Ogni anno perdiamo circa 16 milioni di ettari di copertura forestale, con la maggior parte della perdita che riguarda le foreste tropicali, quelle con i più alti livelli di biodiversità. Metà delle aree umide ecologicamente ricche sono state distrutte durante il secolo passato. Altri ecosistemi d'acqua dolce e terrestri sono stati degradati da inquinamento. Ma le perdite reali possono essere ancora più grandi a causa della complessità dei sistemi naturali: la perdita di qualunque singola specie della catena della vita può interessarne infatti molti altre. Le specie sostengono gli ecosistemi sani con molti servizi fondamentali, fornendo l'aria che respiriamo e filtrando l'acqua che beviamo. Ci forniscono alimenti e principi fondamentali per i medicinali. Quando gli ecosistemi perdono la ricchezza biologica, inoltre, perdono la resilienza, cioè la capacità di adattamento, e sono più suscettibili agli effetti dei cambiamenti climatici o alle invasioni delle specie straniere." (Janet Larsen - Earth Policy Institute) La specie umana dovrebbe trovare le soluzioni per vivere entro la capacità di carico degli ecosistemi, invece il consumo intensivo di risorse senza introdurre meccanismi di riciclaggio conduce soltanto ad un progressivo esaurimento delle stesse. Questo processo è già in atto da tempo, anche perchè una piccola porzione della popolazione mondiale consuma quasi l'80% delle risorse potenziali e produce l'80% dell'inquinamento ambientale. Inoltre, la popolazione mondiale è aumentata di circa dieci volte negli ultimi cento anni, grazie alle innovazioni scientifiche e all'incessante sviluppo tecnologico. Questa situazione aggrava il divario esistente tra paesi ad alta tecnologia e paesi poveri. La maggior parte degli Stati con reddito pro capite elevato ha una popolazione a crescita stabile, ma il tasso di consumo delle risorse continua a salire. Per dare il senso della non equa distribuzione delle risorse è possibile evidenziare i seguenti dati (ottenuti esaminando le produzioni pro capite di CO2, prodotto dalla combustione):
Per analizzare e valutare l'impatto ecologico di una popolazione, vengono attualmente utilizzati vari modelli di calcolo, uno di questi è quello del calcolo della impronta ecologica. Questo metodo di calcolo consente di valutare il consumo di risorse e la produzione di rifiuti che un determinato contesto determina, viene quindi stimato il potenziale massimo naturale di produzione che un determinato ecosistema possiede e lo si mette in relazione con i consumi reali della popolazione del territorio preso in esame (impronta ecologica). Una ricerca sulla sostenibilità dell'attuale sistema dei consumi, condotta dall'Università di città del Messico, ha individuato l'impronta ecologica relativa a 52 diverse nazioni che, di fatto, ospitano l'80% della popolazione mondiale. In questo modo è stato possibile valutare il deficit ecologico espresso da ciascuna nazione. L'Italia ha un impronta ecologica pari a 4,5 ettari pro capite (ovvero, ogni italiano ha bisogno di 4,5 ettari di territorio per ottenere tutto quanto utilizza per la sua vita). La disponibilità ecologica nazionale è invece di 1,4 ettari pro capite (cioè se dividiamo il territorio nazionale per la sua popolazione otteniamo 1,4 ettari), il deficit ecologico è pari a 3,1 ettari pro capite. Ciò vuol dire che attualmente ogni italiano usa risorse provenienti da 3,1 ettari di terreno appartenente ad altre popolazioni. Oltre al cattivo uso delle risorse ambientali, un importante fattore che ha caratterizzato gli ultimi decenni è stato la costante ed inarrestabile crescita demografica planetaria. Il grafico seguente mostra come la crescita della popolazione mondiale, nel tempo, sia maggiore nei paesi meno sviluppati. CRESCITA della popolazione terrestre DAL 1800 aL 2050 (prev.)Inoltre, per avere un quadro più completo della velocità di incremento della popolazione avvenuta negli ultimi due secoli, possiamo esaminare il seguente prospetto:
Nella prossima metà del 21° secolo si prevede un aumento della popolazione a 9 miliardi; tale crescita interesserà soprattutto i paesi in via di sviluppo. Attualmente la popolazione mondiale è di poco più di 6 miliardi e mezzo, con la maggiore densità in India (1,1 miliardi), Cina (1,3 miliardi), Indonesia (220 milioni), Europa Centrale (630 milioni). (Fonte:www.pbs.org/wgbh/nova/worldbalance) La specie umana ha bisogno di un enorme carico di risorse per sostenere una popolazione che aumenta in maniera tanto rapida. Inoltre, è altrettanto ovvio che i bisogni che vengono manifestati oggi per ogni uomo sono molto superiori a quelli ritenuti necessari per vivere sino al 1800. Se teniamo inoltre presente che ad oggi il 75% delle risorse mondiali viene utilizzato solo dal 25% della popolazione (Paesi industrializzati) e che l'attuale modello di crescita tende ad esportare anche ai paesi terzi il modello di sviluppo dei paesi "avanzati", ci si rende immediatamente conto della insostenibilità di questo modello e la necessità di individuare un altro modello. Relativamente al cattivo uso delle risorse ambientali primarie, si prenderà ad esempio l'attuale uso e tipologia di risorse energetiche essenzialmente utilizzate oggi, basate sulla produzione di energia da combustibili fossili, ovviamente non riproducibili. Tale scelta è stata effettuata non solo perché evidenzia la precarietà di un modello di crescita basato sull'uso di una risorsa limitata e destinata nel breve termine ad esaurirsi, ma anche per gli effetti ambientali che la combustione induce e quasi del tutto legati alla produzione di CO2. |
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gli Stati Uniti hanno un'impronta ecologica pari a 8.4, una disponibilità ecologica pari a 6.2, un deficit ecologico pari a 2.1. il Giappone ha un'impronta ecologica pari a 6.3, una disponibilità ecologica pari a 1.7, un deficit ecologico pari a 4.6.
Il deficit ecologico (o di sostenibilità) è la misura del sovraccarico “locale”: stima la differenza tra la capacità ecologica di una data regione o nazione e la sua effettiva Impronta Ecologica, svelando così quanto la regione sia dipendente da capacità produttive extra-territoriali, attraverso il commercio o l’appropriazione dei flussi naturali. Già oggi è evidente che l’Impronta Ecologica umana supera la capacità di carico globale. Tale sovraccarico è possibile solo temporaneamente e farà pagare gravi prezzi alle generazioni future. (Fonte: L'impronta
ecologica. |
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BIBLIOGRAFIA LESTER BROWN, Piano B. Una strategia di soccorso per la Terra. Ed. Ambiente, 2004 NICKY CHAMBERS, CRAIG SIMMONS, MATHIS WACKERNAGEL, Manuale delle impronte ecologiche. Principi, applicazioni, esempi. A cura di Gianfranco Bologna. Ed. Ambiente, 2002 MATHIS WACKERNAGEL, WILLIAM E. REES, L'impronta ecologica. Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla terra. A cura di Gianfranco Bologna, Paolo Lombardi. Ed. Ambiente, 2000 |
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