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Inquinamento indoor |
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COSA DICE LA LEGGE |
ARGOMENTI |
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L’Italia non dispone
ancora di una normativa organica e specifica per il controllo della
qualità dell’aria negli ambienti di vita chiusi ma a seguito di un
accordo tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome
sono state emanate delle linee guida per la tutela e la promozione della
salute negli ambienti confinati (Gazz. Uff. Suppl. Ordin. n. 276 del
27/11/2001). CHI CONTROLLA |
LA CERTIFICAZIONE AMBIENTALE DEGLI EDIFICI
INQUINAMENTO INDOOR E SALUTE DELLE DONNE LINEE GUIDA PER LA TUTELA E LA PROMOZIONE DELLA SALUTE NEGLI AMBIENTI CONFINATI BIBLIOGRAFIA
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L'INQUINAMENTO INDOOR E LA SALUBRITà DELLA CASA (arch. Ilaria Oberti - Politecnico di Milano) 1. Definizione del problema La consapevolezza sui temi dell’inquinamento dell’aria esterna è ormai cresciuta e già da tempo sono stati presi dei provvedimenti in merito e non passa giorno senza essere informati sulla concentrazione di sostanze nocive presenti nell’aria che respiriamo ogni volta che usciamo dagli ambienti chiusi. Siamo così abituati all’idea che l’aria dei centri abitati è carica di sostanze inquinanti e che tali sostanze hanno effetti dannosi sulla nostra salute, ma dell’aria contenuta nelle nostre abitazioni e nei luoghi di lavoro spesso si ignora la pericolosità: può sembrare un paradosso, eppure l’ambiente costruito costituisce una minaccia per la salute degli abitanti ben più grave di quello esterno. E’ stato dimostrato da numerosi studi compiuti sia in Italia che all’estero che i luoghi chiusi presentano una concentrazione di sostanze inquinanti decisamente più rilevanti di quelle misurate all’aperto, anche nelle città (tab.1); se a questa considerazione si aggiunge che, nelle società sviluppate, le persone trascorrono il 90% del proprio tempo in ambienti artificiali e che all’aria di tali luoghi sono esposti non solo adulti in buona salute, come negli ambienti produttivi, ma anche anziani, malati e bambini, si può comprendere la rilevanza del problema. Tabella
1
dose assorbita al
giorno di alcuni inquinanti aerei da ambienti interni ed esterni
Fonte:
J.A.J. Stolwijk, The determination of Health Effects of Indoor Air Pollution, vol.4,
Indoor Air 1987
I primi studi sulla relazione fra ambiente costruito e salute degli abitanti affondano le loro radici nel secolo scorso, quando l’attenzione verteva sulle patologie derivanti dalla permanenza in luoghi di vita umidi e malsani, complici la promiscuità, il sovraffollamento e la carenza di condizioni igieniche. Dai problemi emersi e dalle necessità rilevate, iniziarono a essere emanati i primi provvedimenti legislativi volti al miglioramento delle condizioni abitative, dando vita a quel corpus normativo che a tutt’oggi è alla base della normativa urbanistica e igienico-edilizia. In seguito, con lo sviluppo delle attività produttive, gli igienisti cominciarono a occuparsi dei rischi espositivi a cui le persone erano sottoposte negli ambienti di lavoro industriali, definendo i provvedimenti da adottare, sia di ordine normativo che tecnico. Si devono attendere però gli anni Settanta affinché l’attenzione si focalizzi sulla qualità dell’aria negli ambienti di vita e di lavoro non industriale e la novità, rispetto ai problemi del secolo scorso, è che la nocività dell’aria diviene una peculiarità degli edifici più grandi, più lucenti, apparentemente asettici, spesso simbolo delle capacità dell’uomo di sfidare cielo e terra con le sue gigantesche costruzioni. 2. Sostanze inquinanti e sorgenti emittenti La situazione che si è venuta a delineare nelle abitazioni non è imputabile a un’unica causa: molti sono i processi e i fattori che, lavorando sinergicamente, hanno determinato la nocività dell’aria interna. La responsabilità di questo peggioramento è attribuibile a una minore attenzione dei progettisti nella localizzazione e nell’orientamento degli edifici, oltre che nella scelta di adeguate soluzioni tecniche e nell’applicazione delle buone regole del costruire; alle misure per il contenimento dei consumi energetici degli edifici, quali una maggiore sigillazione e, contemporaneamente, una diminuzione della ventilazione; all’impiego di materiali innovativi, magari provenienti da altri campi, non sufficientemente testati per l’uso in edilizia; alla realizzazione di costruzioni leggere, apprezzate per i costi ridotti, per la velocità di esecuzione e per il guadagno di superficie utile, ma che necessitano di impianti di climatizzazione. Da ultimo, ma per questo non meno importante, le diverse abitudini di vita della popolazione che tende a trascurare le ordinarie operazioni di pulizia, ma che nello stesso momento utilizza prodotti di largo consumo, per esempio deodoranti e insetticidi, che aumentano il carico inquinante. Le cause dell’inquinamento degli ambienti interni sono dunque molteplici e fra loro interrelate, allo stesso tempo è possibile individuare numerose tipologie di sorgenti di sostanze inquinanti (tab.2): particolarmente importanti per il loro contributo sono le fonti costituite dai materiali utilizzati per la costruzione, per le finiture, per l’arredo e il corredo degli ambienti. Tabella
2
descrizione, sorgenti
ed effetti sulla salute di alcuni inquinanti presenti
nell’ambiente interno
Fonte:
Baglioni A., Piardi S., Costruzioni
e salute. Criteri, norme e
tecniche contro l’inquinamento interno, F. Angeli, Milano 1991
Alcuni contaminanti derivano invece dalle attività, come per esempio i gas generati dalla combustione o i particolati respirabili, provocati direttamente dall’azione dell’uomo, come il cucinare, il fumare e il riscaldare gli ambienti; altri tipi di inquinanti, quali i batteri, le muffe, le escrezioni corporee, derivano dalla presenza stessa dell’uomo, degli animali domestici e delle piante negli edifici. Altre sostanze sono emesse dai prodotti per la manutenzione e la pulizia della casa. In sintesi, gli inquinanti di origine interna sono ascrivibili a: - materiali per la costruzione; - materiali e prodotti per le finiture; - materiali di arredo e corredo; - impianti di climatizzazione e condizionamento; - prodotti di largo consumo per pulizia e manutenzione; - presenza di persone, animali e piante; - attività umane. Uno dei più consistenti gruppi di inquinanti è quello dei composti organici volatili (VOC), una serie di sostanze, naturali o sintetiche, nella cui composizione chimica di natura “organica” si rileva la presenza di atomi di carbonio, oltre che di idrogeno, ossigeno, azoto, zolfo, fosforo, alogeni, metalli. Tra i VOC si segnalano le seguenti sostanze: - Formaldeide. E’ un gas invisibile, dall’odore pungente, molto solubile nell’acqua e, dunque, irritante delle mucose degli occhi e delle vie aeree superiori con le quali viene a contatto. Le fonti potenziali di emissione sono numerose: la formaldeide è presente nei prodotti in legno, in seguito ai trattamenti subiti, e in particolare nelle resine utilizzate per il truciolato, il compensato e simili, come pure nelle sostanze adesive per alcuni materiali tessili quali tappezzerie e moquette e nelle schiume a base di urea-formaldeide utilizzate per l’isolamento. L’emissione di formaldeide nell’ambiente è determinata da più fattori: innanzitutto l’umidità relativa e poi la temperatura; il loro innalzamento ne incrementa in modo quasi iperbolico l’emissione. Poiché la presenza umana negli ambienti chiusi provoca per effetto del metabolismo un aumento dell’umidità relativa e della temperatura, è comprensibile l’incidenza della presenza umana sull’emissione di formaldeide. - Benzene e derivati. Fonti principali sono il fumo di sigaretta, le vernici, le colle, i prodotti di manutenzione e di pulizia del legno e della casa in generale, oltre l’acqua e i cibi. Sebbene l’utilizzo di questa sostanza sia stato vietato in quasi tutti i paesi per i suoi effetti nocivi sulla salute, essa viene spesso rinvenuta durante tutte le misurazioni volte all’individuazione di sostanze emesse negli ambienti interni da arredi o materiali da costruzione. La presenza consistente del benzene è da motivare con il fatto che le norme vietano l’uso della sostanza, ma non i suoi composti, che anzi vengono utilizzati in quantità maggiore come sostituti del benzene stesso. Inoltre i provvedimenti di proibizione sono abbastanza recenti, quindi è normale che esistano ancora tracce di benzene in molti elementi di arredo e di finitura interna che risalgono a qualche tempo fa. - Pentaclorofenolo. Questa sostanza utilizzata negli insetticidi ha un vastissimo impiego per le sue caratteristiche di “biocida universale”, soprattutto come preservante del legno e come antimuffa per le vernici. Questa sostanza ha effetti molto dannosi sulla salute, perché la sua diffusione all’interno del corpo umano avviene in tempi molto rapidi con una concentrazione massima nel sangue, nel fegato e nei reni; inoltre la continua esposizione può innescare un processo di accumulo nell’organismo, con conseguente intossicazione. - Terpeni. Questa famiglia raggruppa numerose sostanze note come oli essenziali in quanto esistono in natura come sostanze prodotte dalle piante, alle quali conferiscono un particolare profumo per ogni specie legnosa. Le maggiori fonti di emissione sono i serramenti, i pannelli e i mobili in legno di pino che, più di ogni altra specie, contiene terpeni. Collocare i terpeni fra i composti organici volatili può sembrare paradossale, perché essi sono noti per le loro proprietà benefiche per la salute; tuttavia queste sostanze presenti in forti concentrazioni provocano allergie e ipersensibilità. Oltre alla categoria dei composti organici volatili, fra gli inquinanti di natura chimica sono da citare anche il fumo di tabacco, gli ossidi di azoto, gli ossidi di carbonio, l’anidride solforosa, derivanti da fonti di combustione (stufe a gas, a legna, sigarette, ecc.). Nell’aria degli ambienti confinati possono essere presenti anche agenti biologici, nocivi per la salute umana. I contaminanti più comuni sono i funghi e le muffe; i batteri, i virus e le endotossine; gli acari, i bacilli, i residui animali e umani (peli, forfora, ecc.). Tipiche fonti di questi agenti sono i condizionatori d’aria, i sistemi di ventilazione, gli umidificatori, la polvere domestica, oltre all’uomo e agli animali. Anche i materiali edilizi possono essere annoverati fra le fonti, sebbene non siano direttamente coinvolti: gli inquinanti microbiologici non hanno infatti origine diretta nei materiali, ma in essi trovano le condizioni ideali per svilupparsi. Ciò accade normalmente quando nelle parti edilizie è presente dell’umidità oppure quando si verificano dei ponti termici che permettono la formazione di condensa sulle superfici interne di un manufatto edilizio. Lo stesso discorso è valido per i prodotti di finitura, per esempio tendaggi, moquette, tappezzerie tessili, che possono diventare ricettacolo di polveri e di inquinanti biologici, oltre che ottimi terreni di coltura e di proliferazione di muffe, se c’è presenza di umidità. Altri tipi di inquinanti sono rappresentati dalle fibre minerali naturali e artificiali che, se respirate, possono arrecare danni alla salute. Fonti di rilascio sono tutti i materiali fibrosi, siano essi di origine naturale, come l’amianto, o di origine artificiale, quali la lana di vetro e di roccia, che hanno trovato un vasto impiego principalmente come isolanti o coibenti e, in secondo luogo, come materiali di rinforzo e supporto per altri manufatti sintetici. Responsabilità nel rilascio di fibre e polveri dai materiali sono da imputare alla composizione del prodotto; alla validità del legante; al tipo di finitura superficiale; all’età del materiale e al suo stato di manutenzione e, infine, agli interventi di manipolazione e di lavorazione sul prodotto. Un’altra categoria di inquinanti rilevanti nella determinazione della salubrità o della non salubrità degli ambienti interni è quella costituita dalle radiazioni ionizzanti di origine naturale. La maggior parte dei nuclidi radioattivi proviene dalla crosta terrestre ed è prodotta dalle tre famiglie radioattive naturali che fanno capo all’uranio-235, all’uranio-238 e al torio-232. In ciascuna di queste famiglie è presente un elemento gassoso, il radon, di numero atomico 86, chimicamente inerte e discretamente solubile in acqua; queste caratteristiche fanno sì che esso possa raggiungere facilmente la superficie terrestre contribuendo in modo notevole alla radioattività naturale. Nelle abitazioni le fonti di inquinamento da radon sono principalmente il sottosuolo e in misura minore i materiali da costruzione, in particolare quelli la cui materia prima è costituita da tufi, lave e pozzolane (tabb.3-4). Tabella 3 contributo approssimativo delle varie sorgenti alle concentrazioni medie di radon indoor
Fonte:
Ministero dell’ambiente, Relazione
della Commissione nazionale per lo studio dell’inquinamento
negli ambienti confinati,
Roma 1991
Tabella 4 valori in pCi/g delle radioattività di alcuni materiali edilizi
Fonte:
riel. da Sgorbati G.,Esposti W.,
“Materiali edilizi e radioattività”,
Energia,
n.25, 1982
E’ necessario, infine, trattare anche l’inquinamento di tipo elettromagnetico. La produzione dell’energia elettrica, la sua trasmissione e utilizzazione, danno luogo alla formazione di campi elettrici e di campi magnetici che permeano tutto il nostro ambiente. Dato che la corrente elettrica è per lo più utilizzata a bassa frequenza nella rete distributiva, i campi che ne derivano sono da considerare parte delle onde elettromagnetiche a frequenza estremamente bassa. Negli ambienti di lavoro e nell’ambiente domestico, in condizioni particolari, si possono avere anche campi a radiofrequenza e a microonde, generati dall’utilizzo di forni o altre attrezzature che le utilizzano. Fra le fonti principali di campi elettromagnetici si annoverano: le attrezzature con riscaldamento a resistenza o elettriche; attrezzature dotate di motori elettrici e attrezzature con lampade elettriche. Non si devono dimenticare le sorgenti esterne: in particolare molta attenzione è posta alla possibilità di campi indotti dalle linee elettriche ad alto voltaggio poste in vicinanza di edifici ad uso residenziale. 2.1 L’influenza dei prodotti edilizi sulla qualità dell’aria interna I materiali e i prodotti edilizi impiegati per la realizzazione di parti strutturali, elementi di finitura e componenti di arredo hanno una notevole influenza sulle condizione di salubrità degli ambienti interni e di conseguenza sulla salute degli abitanti, in particolare di quelle persone con problemi già evidenti, come per esempio gli allergici (tab.5). Tabella
5
materiali
a rischio per la qualità dell’aria interna
Fonte:
Cutter Information Corp., Material
Specification Guide, Indoor Air
Quality Update, Arlington USA, 1991
Le emissioni nocive dai materiali derivano principalmente dai solventi, dai residui dei materiali grezzi, dalle alterazioni verificatesi durante il processo di fabbricazione e dagli additivi; esse sono più alte nei primi sei mesi di vita del prodotto per decrescere poi a un livello che diventa caratteristico per il materiale e il tipo di emissione. Un ruolo fondamentale è giocato dalla volatilità di una sostanza: più è alta, più l’inquinante sarà emesso velocemente dalla fonte, più è bassa, più tempo sarà necessario per il rilascio. In quest’ultimo caso il rischio di inquinamento dell’aria interna diventa più elevato, perché l’inquinante emesso tende a essere assorbito da altri materiali presenti nell’ambiente, specialmente da quelli con una superficie estesa. Tipici inquinanti sono i composti organici volatili (VOC), le cui fonti principali di emissione sono rappresentate da vernici, colle, adesivi, solventi, spesso utilizzati in modo non appropriato, con cui vengono trattati i materiali da costruzione e arredamento: adesivi applicati su una superficie umida a contatto con PVC sprigionano sostanze particolarmente irritanti; sigillanti per esterno collocati erroneamente all’interno rilasciano inquinanti responsabili di malessere e mal di testa; vernici al poliuretano, coloranti e prodotti di preservazione del legno riducono le caratteristiche di salubrità di tale materiale. Ovviamente non tutte le fonti hanno lo stesso impatto sulla qualità dell’aria, molto dipende dalla loro superficie, soprattutto in relazione al volume dello spazio in cui si trovano (fattore fleciness), ma anche dalla superficie totale di quei materiali che potrebbero incrementare le emissioni, assorbendo e rilasciando gli inquinanti sprigionati dalle fonti stesse. Un esempio tipico è quello dei rivestimenti tessili, imputati di emettere sostanze inquinanti, soprattutto VOC, che derivano dai collanti utilizzati per la posa in opera, ma soprattutto responsabili di assorbire gas e odori presenti nell’aria e di rilasciarli non appena la temperatura dell’ambiente si innalza. Il problema delle emissioni perdura durante tutta la vita di un edificio, così che edifici troppo nuovi o edifici troppo vecchi presentano diverse modalità di danno alla salute. Immediatamente dopo l’occupazione dell’edificio, c’è il rischio che una grande quantità di VOC sia rilasciata dai materiali sintetici nuovi, sia da costruzione che d’arredamento, emissioni la cui nocività aumenta con la presenza di umidità negli elementi costruttivi. I rischi dovuti a questi fattori diminuiscono con il passare dei mesi, ma nello stesso tempo l’edificio inizia a deteriorarsi: le superfici si degradano, con conseguente emissione di polveri e fibre, i sistemi di ventilazione non hanno più le prestazioni iniziali, soprattutto in seguito alla scarsa manutenzione, i filtri diventano sporchi; si presentano così nuovi problemi legati a nuovi tipi di inquinanti. Quando poi l’edificio viene rinnovato il processo inizia nuovamente. Il problema delle emissioni nel periodo iniziale dell’occupazione dell’edificio è stato in parte risolto con le tecniche di surriscaldamento e di ventilazione (“bake-out”) messe in atto per provocare un invecchiamento accelerato dell’edificio, ma se da un lato viene minimizzato il rischio inquinante di alcuni prodotti, dall’altro si ha un notevole consumo energetico e si è visto che una progettazione consapevole deve tenere conto anche di questo aspetto. Oltre che con questa tecnica, è possibile intervenire sul comportamento finale di un prodotto con alcuni accorgimenti che possono essere attuati durante le fasi della sua produzione; di interesse particolare risultano essere anche le modalità di stoccaggio. Per esempio, è emerso da indagini condotte in camera di prova sull’emissione di composti organici volatili da alcuni materiali edilizi che un pannello di polistirene espanso nuovo rilascia circa 200 mg/mc in un’ora. Se lo stesso prodotto viene lasciato stagionare per circa 70 giorni, l’emissione risulta essere circa 10 volte inferiore. Anche l’intervento sui materiali per l’imballaggio in alcuni casi può favorire la riduzione del rilascio di sostanze nocive nell’aria interna. 3. Inquinamento interno ed effetti sulla salute Gli inquinanti interni hanno un impatto sull’uomo che può essere causa di una vasta gamma di manifestazioni che vanno dalle sensazioni di malessere e di disagio avvertito a livello sensoriale, all’acuirsi dei fenomeni allergici, fino a gravi affezioni dello stato di salute (tab.6). A questo proposito, una particolarità che caratterizza gli ambienti interni è che risulta spesso di estrema difficoltà individuare precisi rapporti di causa-effetto o relazioni statistiche tra dosi assorbite e risposte dell’organismo. Infatti, a differenza di quanto avviene negli ambienti di lavoro o di produzione in cui il caso tipico è quello della forte concentrazione di un inquinante predominante, negli ambienti abitati è piuttosto raro ritrovare questa situazione, e ben più diffuso è il caso della presenza concomitante di inquinanti di diversa natura i cui effetti spesso non sono diretti, ma derivano da un’attività sinergica che rende estremamente complessa l’attribuzione delle principali responsabilità. Tabella
6
valutazione dell’impatto sulla salute degli
inquinanti indoor (condotta per il territorio degli USA
dalla US Environmental Protection Agency)
(1)
totale popolazione USA=240 milioni Fonte:
Ministero dell’ambiente, Relazione
della Commissione nazionale per lo studio dell’inquinamento degli
ambienti confinati, Roma 1991
Per alcuni gruppi di inquinanti è stata riconosciuta la capacità di indurre alterazioni al genoma cellulare, tali da sviluppare un processo tumorale: per esempio il radon è riconosciuto come causa di insorgenza di cancro al polmone dovuta soprattutto all’azione dei prodotti di decadimento di questo elemento che agiscono direttamente sulle mucose dell’apparato respiratorio, dati i tempi di dimezzamento molto bassi. Anche alcuni composti organici volatili sono responsabili di scatenare effetti genotossici in animali da laboratorio; tuttavia i dati disponibili non consentono di stimare il reale rischio cancerogeno per la popolazione esposta in ambienti confinati. Più semplici da riscontrare per il loro effetto immediato sono, invece, le alterazioni cutanee e alle mucose causate dal contatto con elevate concentrazioni di VOC e in particolare di formaldeide. E’ opportuno però sottolineare che per questo tipo di manifestazioni risulta determinante la concorrenza di diversi fattori ambientali, associata anche alla risposta di ciascun individuo. Il manifestarsi di un insieme di sintomi generali (affaticamento, mal di testa, irritazione degli occhi, difficoltà di concentrazione, sono i sintomi più diffusi), che colpiscono la maggioranza delle persone che soggiornano in ambienti “sigillati”, dotati di impianti di condizionamento dell’aria e che scompaiono non appena si abbandona l’edificio, denota la presenza della Sick Building Syndrome o sindrome da edificio malato. Le cause sembrano essere legate sia all’inquinamento dell’aria interna che alle condizioni microclimatiche, all’illuminazione e al rumore. Altro tipo di manifestazione patologica è la Building Related Illness o malattia correlata all’edificio che si riferisce a condizioni di vera e propria malattia con un preciso quadro clinico: la “legionellosi”, “la febbre da umidificatore”, il tumore indotto da esposizione a radon indoor o le irritazioni alle mucose sono effetti le cui cause sono individuabili in modo preciso e inequivocabile. 4. Strategie di prevenzione Per affrontare il problema inquinamento interno è necessario un intervento preventivo da effettuare agendo contemporaneamente su piani diversi: quello dell’informazione e della comunicazione al pubblico, perché siano evitate o limitate attività pericolose; quello della formazione specializzata dei tecnici; quello normativo o regolamentare che può avere funzione sia informativa che dissuasiva di comportamenti a rischio da parte degli operatori e quello del controllo della qualità dei prodotti edilizi e di finitura. La diffusione della conoscenza, la messa a punto di tecniche di intervento, l’incentivazione alla produzione e, in seguito, all’utilizzo di prodotti sani sono elementi tra loro strettamente correlati che necessitano del coinvolgimento di competenze e responsabilità diversificate. Un ruolo determinante deve essere svolto anche dal progettista, poiché su alcuni dei fattori che determinano la qualità dell’aria può agire anche il progetto, per esempio controllando i parametri che peggiorano le condizioni dell’aria (umidità, temperatura, rumore); riducendo le fonti inquinanti (scelta dei prodotti); confinando le sorgenti inquinanti (progetto della localizzazione degli impianti); diluendo le concentrazioni (progetto della ventilazione); allontanando gli inquinanti (dispositivi per l’evacuazione). Vediamo di seguito alcuni accorgimenti che ogni buon progettista dovrebbe adottare per assolvere al compito di fornire un edificio sano, in cui i rischi di inquinamento dell’aria siano ridotti il più possibile. Innanzitutto si deve far in modo che l’aria esterna immessa sia la migliore possibile; quindi il primo passo da compiere è verificare che il luogo di costruzione non sia adiacente a fonti inquinanti esterne, per esempio vie ad alto traffico, aeroporti, insediamenti industriali. E’ opportuno effettuare la valutazione delle condizioni climatiche, ponendo un’attenzione particolare ai venti dominanti; evitare terreni che siano stati utilizzati come depositi di rifiuti e qualsiasi altro tipo di materiale insalubre che abbia potuto inquinare il suolo, se non dopo aver a un risanamento completo del sottosuolo corrispondente; accertarsi se sul terreno scorrono corsi d’acqua o se vi sono invasi naturali oppure se si è in presenza di terreni umidi o soggetti a infiltrazioni sotterranee. Deve essere dedicata particolare cura alla localizzazione dei punti di immissione d’aria per gli impianti di condizionamento e delle aperture dell’edificio, il più possibile distanti dalla presenza di eventuali fonti rilevate (per esempio traffico veicolare e parcheggi) o in posizione di sopravvento a queste in relazione alla direzione dei venti dominanti. Secondo principio fondamentale è la minimizzazione del carico inquinante dovuto a materiali e prodotti edilizi che, in condizioni di uso normale, sono causa potenziale di emissione di alcuni tipici inquinanti: radon e suoi prodotti di decadimento (inquinanti di natura fisica); formaldeide e antiparassitari (composti organici volatili e semivolatili); batteri, funghi e muffe (natura biologica); amianto e fibre minerali artificiali. L’emissione di altre sostanze nocive è legata a particolari condizioni o a casi eccezionali quali l’incendio, per quanto riguarda i prodotti della combustione (fumi tossici), o la dispersione di fibre e polveri in caso di crolli per eventi naturali o per demolizioni. E’ bene sottolineare alcune importanti raccomandazioni finalizzate a contenere l’inquinamento dovuto ai materiali e ai prodotti edilizi: - evitare l’applicazione di estese superfici di materiali assorbenti, per esempio rivestimenti tessili su pareti, moquette, tendaggi, ecc., in grado di assorbire gli inquinanti aerodispersi e di rilasciarli in seguito nell’ambiente; - valutare il rapporto tra la cubatura e la superficie di prodotti che possono essere fonti di emissione di sostanze nocive; - optare per materiali che possano essere puliti con facilità e che non richiedano l’utilizzo di prodotti inquinanti per la pulizia e la manutenzione (lucidanti, detersivi, detergenti, smacchiatori, ecc.); - assicurarsi che tutti i materiali e i prodotti garantiscano stabilità e durevolezza per le condizioni d’uso prevalenti; - evitare estese superfici aperte contenenti prodotti cartacei (scaffalature per libri, per riviste, per documenti, ecc.) che possiedono una grande superficie specifica, trattengono la polvere e assorbono, per poi rilasciare, sostanze inquinanti; - ventilare i locali dopo la posa in opera dei prodotti di finitura. Terzo punto è la riduzione del carico inquinante derivante da attività: è necessario individuare le fonti inquinanti e confinarle. Se il punto critico è la produzione di sostanze dovuti alla combustione, si deve, innanzitutto, abbattere i fumi alla fonte, dotare gli ambienti di ventilazione attivata e poi controllare che gli inquinanti non siano reimmessi negli ambienti. Particolare attenzione deve essere posta nella localizzazione di caldaiette autonome scalda-acqua a gas e nella collocazione di cappe aspiranti nei locali cucina. Per quanto riguarda l’emissione di composti organici volatili si deve limitare la produzione attraverso la scelta dei prodotti di finitura e di arredo e il confinamento delle zone a rischio. Le modalità di inquinamento dell’aria interna da parte dei prodotti edilizi sono di tre tipi: direttamente, emettendo composti organici volatili, fibre, particolato respirabile; indirettamente, adsorbendo e in seguito rilasciando sostanze nocive provenienti da altre fonti; favorendo lo sviluppo di inquinanti biologici. Sono utili anche suggerimenti d’uso rivolti agli utenti, come per esempio raccomandando che il guardaroba non sia collocato nella camera da letto (per evitare l’emissione di sostanze tarmicide, di sostanze volatili utilizzate per la pulizia a secco degli abiti, di composti organici volatili sprigionati dal materiale), che i ripostigli siano ventilati in modo adeguato, che le stanze per hobbistica o i garage non siano in comunicazione diretta con gli ambienti di vita, che tutte le zone della casa siano facilmente pulibili. Infine per permettere un’idonea diluizione degli inquinanti è opportuno che il progettista curi in modo particolare il progetto della ventilazione, prima di tutto predisponendo il doppio affaccio negli alloggi; inoltre, dove possibile, sarebbe bene estrarre localmente l’aria inquinata, prevedendo le necessarie canne di esalazione su tutte le apparecchiature per la combustione, riferendosi ai locali regolamenti di igiene. E’ necessario sottolineare che il progettista deve saper affrontare anche i nodi critici dell’igiene tradizionale, adottando nel progetto criteri riguardanti: la protezione dall’umidità (con idonea impermeabilizzazione delle fondazioni, degli attacchi a terra, delle coperture); la traspirabilità dell’involucro edilizio (utilizzando rivestimenti esterni traspiranti; optando per la facciata ventilata, il vespaio aerato e rialzato, le coperture ventilate); la ventilazione degli elementi edilizi; la prevenzione del degrado degli elementi (con la progettazione accurata dei dettagli); la manutenzione programmata degli elementi (programmando le sostituzioni o la manutenzione delle parti edilizie, per prevenire il manifestarsi dei fenomeni di degrado, responsabili del rilascio di polveri e della proliferazione di agenti inquinanti biologici). Sono state analizzate le principali operazioni che dovrebbe compiere un progettista per ridurre le possibilità di inquinamento negli ambienti interni, ma per una corretta prevenzione del problema è necessaria anche la collaborazione degli abitanti che, con le loro attività regolate da cattive abitudini, sono spesso responsabili del peggioramento della situazione. Riferimenti bibliografici · Baglioni A., Piardi S., Costruzioni e salute. Criteri, norme e tecniche contro l'inquinamento interno, Franco Angeli, Milano, 1990 · Carena P., Oberti I., Piardi S., Ratti A., Costruire edifici sani. Guida alla scelta dei prodotti, Maggioli, Rimini, II edizione 1999 · Cavaglieri R., Arredamento e salute, MEB, Padova, 1988 · CMHC, Healthy Materials, Canada Mortgage and Housing Corporation - Research Division, Ottawa, 1995 · Curwell S., March C., Hazardous Building Materials, E.&F.N. Spoon, London, 1986 · Curwell S., March C., Venable R., Buildings and Health, RIBA, London, 1990 · Cutter Information Corp., Material Specification Guide, Indoor Air Quality Update, Arlington USA, 1991 · Edwards B., Towards Sustainable Architecture, Butterworth Architecture, Oxford, 1996 · Faconti D., Piardi S. (a cura di), La qualità ambientale degli edifici, Maggioli, Rimini, 1998 · Hartmann N., Ecologia domestica, Franco Muzzio Editore, 1987 · Maroni M., Barbieri F., Le fonti inquinanti e gli effetti sulla salute, Istituto di Medicina del Lavoro, Università degli Studi di Milano, ott. 1990 · Maroni M. (a cura di), Habitat costruito, inquinamento e salute, Franco Angeli, Milano, 1991 · Meyer B., L’aria - Analisi dell’inquinamento negli ambienti, Tecniche Nuove, Milano, 1983 · Ruck N.C., Building Design and Human Performance, Van Nostrand Reinhold, New York, 1989 · Sacchetti S., L'abitazione ecologica, Edizioni GB, Padova, 1990 · Seppanen O., “How to make a Healthy Building”, Summary of the Indoor Air ‘93 Conference, Healthy Buildings ‘94, Budapest, 1994 · Vale B. and R., Green Architecture, Thames and Hudson, London, 1991.
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Ambienti e fonti degli inquinanti indoor(Fonte: www.arpa.veneto.it)
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